Così ho affrontato il perfezionismo

Così ho affrontato il perfezionismo

Ho passato tutta la mia vita a ricercare la perfezione in ogni cosa che facevo: il mio desiderio più grande era essere la figlia, la nipote, la studentessa, la ragazza più perfetta che potesse esistere… ma puntualmente facevo errori. Inseguivo un ideale di ‘perfezione perfetta’ che non è mai esistito neanche tra gli dei dell’Olimpo e il risultato qual era? Trovarmi puntualmente di fronte alla mia umana imperfezione! Questo mi ha portato a vivere una grandissima sofferenza, poiché non era possibile riuscire a raggiungere la perfezione a cui aspiravo e ciò mi portava a sentirmi sempre inadeguata e a non essere mai abbastanza. Mi ripetevo in continuazione: ‘non vai bene, sei sbagliata, non sei abbastanza per…’ Ogni volta che ricevevo una critica per me era una catastrofe perché mi ricordava il fatto di non poter raggiungere questo ideale e mi caricavo di una afflizione che era destinata a non finire mai proprio perché non avrei mai potuto essere la persona perfetta. Altro motivo di grande dispiacere era dato dalla mia imperfezione estetica: sempre dalle forme abbondanti, lontanissima dai canoni di bellezza della nostra società, tenta e ritenta di dimagrire, ma nulla… nessun risultato. Insomma, per anni mi sono ritrovata a correre, correre, correre per inseguire qualcosa che si allontanava sempre di più da me, perché impossibile da raggiungere, col risultato di sentirmi stanca, affaticata e angosciata. Poi ad un certo punto ho cominciato a farmi una domanda che mi ha cambiato la prospettiva delle cose. Mi sono chiesta: • ‘ma per te è davvero così importante essere perfetta’? la mia prima risposta è stata ‘sì’. Ho continuato a chiedermi • ‘cosa è per te la perfezione’? e mi sono risposta: ‘è apparire sempre al meglio per gli altri!’ PER GLI ALTRI?!? Queste ultime tre parole hanno avuto su di me l’effetto di una scarica elettrica. Io volevo essere perfetta per piacere solo ed esclusivamente al resto del mondo… ma chi era il resto del mondo? Tutte le persone che mi circondavano: dai miei genitori, ai miei amici, ai professori e via dicendo. Ricercavo in continuazione l’approvazione di qualsiasi persona tranne che di una: me stessa! • E io dov’ero finita? Esistevo oppure ero solo una proiezione di ciò che avrebbero potuto pensare gli altri di me? Quest’ultima domanda mi ha destabilizzato: è stato come l’interruttore che accende la luce in una stanza completamente buia e mi ha fatto vedere tutto il disordine all’interno: le mie priorità erano scaraventate qua e là e quello che era meno importante per la mia vita, tutto ciò che non faceva parte dei miei desideri e dei miei obiettivi, le ricopriva completamente. Allora ho deciso. Mi sono rimboccata le maniche e ho cominciato a rassettare e riorganizzare la mia ‘stanza interiore’ per avere ben chiaro quale fosse la MIA REALE perfezione. Ho così imparato piano piano il valore e l’importanza dell’ imperfezione: ho accettato la mia umanità e il mio potere nell’essere imperfetta. Ho compreso che non è necessario affannarsi nel fare tutto in modo ligio e lineare per essere benvoluta: chiunque incontro può volermi bene per chi sono, non per una me che non esiste. Ho capito il valore dell’errore e mi sono concessa VOLUTAMENTE il lusso di sbagliare: solo in questo modo ho la possibilità di correggermi e migliorare giorno dopo giorno. E solo in questo modo ho capito che non c’è nulla di così catastrofico negli sbagli, perché ogni volta che mi capita di errare ho la meravigliosa possibilità di rimediare… esiste una soluzione a tutto, anche in quei casi in cui tutto sembra così difficile. E, di conseguenza, si sono palesate quelle che sono le mie capacità. Sembra paradossale, ma più cercavo di essere perfetta e più fallivo, ora più osservo e accetto la mia imperfezione e più mi si aprono possibilità e vengono a galla le mie facoltà e la mia forza. Le critiche non sono più ‘materiale distruttivo’, ma sono dei feedback esterni fondamentali, che mi permettono di aggiustare il tiro quando non mi rendo conto da sola di doverlo fare. E i miei rapporti con gli altri? Beh, quelli sono decisamente migliorati, dato che non mi concentro più solo su me stessa e sui miei tentativi di apparire in un certo modo, dimenticandomi di creare una vera relazione profonda. Spesso neanche vedevo il mio interlocutore perché avvertivo e davo voce solo al mio immenso bisogno di essere perfetta… e come potevo entrare in empatia con chi mi stava di fronte? Invece ora sono consapevole che c’è sempre uno scambio con chiunque e so che non ci sono piani differenti: non ci sono io su un gradino più basso rispetto alle altre persone, che sono lì a giudicarmi per i miei difetti… in realtà chi mi stava giudicando prima? L’altro o io? Chi è che pensava che non avessi valore, l’altro o io? Chi riteneva che fossi così ‘piccola’ da dover fare i salti mortali per essere al top, l’altro o io? Ero sempre io. La mia vita è perfetta adesso, nella mia grandiosa imperfezione. Ora so che posso stare bene, nonostante tutto e so che posso lavorare ogni giorno per raggiungere tanti piccoli miglioramenti e questa è la mia idea di evoluzione. E ciò mi rende felice, anche davanti alle difficoltà quotidiane. Ecco – e ciò me lo voglio concedere – è questa la mia attuale perfezione. “Il fatto che l’attività svolta in modo così imperfetto sia stata e sia tuttora per me fonte inesauribile di gioia, mi fa ritenere che l’imperfezione nell’eseguire il compito che ci siamo prefissi o ci è stato assegnato, sia più consona alla natura umana così imperfetta che non la perfezione.” (Rita Levi Montalcini) E tu, quanto ti senti meravigliosamente imperfetto? Sorrisi! Lucia Gerardi
Ti senti un semplice bicchiere o una meravigliosa melodia?

Ti senti un semplice bicchiere o una meravigliosa melodia?

Hai mai avuto l’occasione di osservare un artista che riesce a trasformare dei semplici calici riempiti con acqua in uno strumento per dare vita a una meravigliosa melodia? La prima volta che mi è capitato è stato ad un matrimonio e ne sono rimasta profondamente affascinata. Ultimamente mi è successo di riascoltare questa musica angelica in un video e questo è stato uno spunto per riflettere sui comportamenti e sugli atteggiamenti che noi abbiamo con noi stessi e con gli altri. Il più delle volte viviamo e agiamo in maniera così automatica da dare per scontate le nostre esistenze. Abbiamo spesso la tendenza a muoverci con inerzia e a lasciarci andare alla quotidianità senza renderci conto di quanto potenziale abbiamo e di come potremmo utilizzarlo a vantaggio di tutti. In questo caso, mi è venuto da pensare che ci comportiamo come dei semplici bicchieri. Ti è mai successo di sentirti così? A me in passato tante volte. Esistevo ma non vivevo,  mi comportavo da semplice bicchiere e non mi rendevo conto di quello che invece realmente avevo dentro di me e di come avrei potuto utilizzarlo per creare delle melodie! La prima cosa che, dunque, occorre vedere è che non siamo semplici bicchieri, ma bicchieri di cristallo! E come tali abbiamo la potenzialità di trasformare quello che è in noi – nel caso del bicchiere di cristallo è l’acqua, nel caso di una persona è la sua anima o la sua interiorità o il suo spirito, non ha importanza come lo chiami – in splendide armonie, capaci di elevarsi e di trasmettere energia positiva agli altri. Quando ti rendi conto di poter creare armoniose melodie, ti garantisco che tutta la tua vita si trasforma in un’opera : inizierai ad agire in modo da realizzare i tuoi obiettivi e i tuoi sogni, un passo per volta, con i giusti tempi e modi e tutto ciò che ti circonda assumerà un senso diverso, perché sai che puoi arrivare dovunque tu voglia, ne hai tutte le capacità. Rinascerai e avverrà in maniera così fluida che quasi non te ne renderai conto. Anche i problemi e gli ostacoli potranno essere affrontati in maniera diversa, perché, osservandoli con nuovi occhi, diventeranno occasione di ulteriore crescita. Inoltre, ti accorgerai anche che queste vibrazioni che hai iniziato a sentire in te, saranno emanate all’esterno e coloro che ti circondano le avvertiranno, ti osserveranno e capiranno che lo stesso potenziale è anche in loro. Ti trasformerai in un esempio positivo e potresti diventare una persona che diffonde una modalità diversa per raggiungere ben-essere (questo concetto ‘separato’ me l’ha insegnato Antonio! ) a tutti coloro che incontri sul tuo cammino. Quindi, inizia a vederti realmente per quello che sei, osservati nelle tue azioni, prendi consapevolezza di ciò che fai oggi e di come potresti modificarlo al meglio per trasformare la tua vita in una straordinaria melodia. Come fare? Innanzitutto, comincia ad essere conscio delle tue reali possibilità, prenditi del tempo e rivolgiti delle domande potenti (ricorda, una domanda potente può dare un indirizzo nuovo al tuo percorso, poiché è in grado di accrescere il tuo potere personale e le tue potenzialità): –         Quali sono le qualità che mi caratterizzano?    (Consapevolezza delle tue abilità)   –         Come sto esprimendo al meglio me stesso in questo momento della mia vita? (Consapevolezza delle tue azioni)   –          Se non lo sto facendo, cosa posso fare per modificare le mie azioni e dare il meglio di me? (Consapevolezza della tua respons-abilità)   –         Cosa voglio realmente realizzare per la mia felicità? (Focalizzazione sull’obiettivo)   Rispondi a queste domande, magari stilando anche una lista e se qualcosa non ti piace o ti risulta poco chiaro, soprattutto per quanto riguarda la focalizzazione sull’obiettivo, aggiustala fino a che non ti accorgi di aver trovato la ‘tua’ formula esatta. Dopo ti rimane solo una cosa da fare: AGIRE!  Inizia a muovere le mani sul tuo cristallo per suonare la tua melodia, rimarrai stupito da quanto sarà splendida! Ora guarda il video e , ascoltando la musica, pensa a ciò che ti ho detto: immaginati esattamente come l’artista che con le sue mani crea musica da quelli che apparentemente sembrano dei semplici calici…   Prima di lasciarci ti chiedo: ci avevi mai pensato prima? Ti eri mai sentito un essere in grado di emanare bellezza? Lascia il tuo commento che sarà certamente un ottimo spunto di riflessione per tanti e condividi questo post: ricorda, cresciamo condividendo! Sorrisi! Lucia Gerardi  
Come definisci la felicità, il piacere e la gioia?

Come definisci la felicità, il piacere e la gioia?

Tempo fa organizzai a Roma degli incontri basati sulla domanda “Come faccio ad essere felice?” Per me è una domanda centrale per dare una direzione ed un senso all’umano esistere. Mi resi conto, tuttavia, che sussiste sia una grande confusione sulla definizione  di “felicità”, sia quasi un’incredulità  (come se fosse una fede!)  nell’esistenza di questo stato d’animo, che per me è un modo di porsi nella realtà. Le persone neanche se lo chiedono se sono felici e considerano la felicità superflua nell’esistenza, molto più delle vacanze estive o del vestito firmato o della dieta. Il massimo a cui, generalmente, le persone aspirano è la serenità, ovvero una tranquillità oziosa, in cui crogiolarsi senza desideri ed aspirazioni, come su un’amaca, come, idealmente, nel grembo materno. D’altronde, io stessa per decenni ho attribuito alla felicità un valore quasi di ideale utopico, come di un orizzonte che più ti avvicini e più si allontana. Nondimeno, nel corso della vita personale e professionale sono andata via via sperimentando e discriminando una gamma infinita di sensazioni e stati d’animo, che col tempo hanno preso, da un confuso magma affettivo, forme autonome e chiaramente discriminabili. Dunque, ho potuto verificare come il piacere sia, solitamente, il prodotto di un desiderio realizzato, del raggiungimento di un traguardo, della soddisfazione di un bisogno. Ovvero, il piacere si genera attraverso un’azione, più o meno consapevole e si esaurisce  in un certo lasso di tempo. Il piacere è uno stato d’animo individuale, soggettivo, perché i desideri sono personali e anche i bisogni in un certo senso. Infatti, a parità di appetito, una persona preferirà sapori intensi, un’altra delicati, un’altra preferirà spizzicare, un’altra ancora abbuffarsi. Questa distinzione vale per tutti i tipi di appetiti e di bisogni, dal momento che il piacere sorge dalla soddisfazione di una necessità. Il problema è che spesso la rincorsa ad un piacere sempre più prolungato provoca dipendenza e assuefazione all’oggetto di piacere, che, divenendo l’unico obiettivo dell’esistenza, assume una centralità rigida, ambivalente, che ostacola, paradossalmente, il raggiungimento della soddisfazione, resa amara, e quindi del piacere. Diversamente, la felicità ha un percorso indipendente. Al contrario di ciò che si pensa, è uno stato d’animo autonomo, uno dei più autonomi, dal momento che si origina nel mondo interiore e prescinde dall’oggetto. La felicità, pur accendendosi nella contingenza, non si esaurisce con essa. Essa diviene, se coltivata, un atteggiamento mentale, un approccio alla realtà, che prescinde dalla sgradevolezza delle circostanze. La felicità sgorga da un senso trovato, dal significato attribuito agli eventi,  dal fluire del tempo e delle esperienze. Non è una méta, ma è il viaggio stesso, quando riusciamo ad essere centrati in noi completamente, che non significa egocentrismo, ma consapevolezza del dentro e del fuori. La felicità non prescinde dalle circostanze, ma non ne è schiava. Mentre il piacere non è riattivato dal ricordo della sazietà, la felicità si riattiva anche nella memoria, laddove il vissuto sia stato autenticamente pieno, consapevole, lucido e limpido, privo di qualsiasi retrogusto. Anch’essa, tuttavia, è un vissuto individuale, che non necessita di socializzazione, sebbene necessiti di un percorso per apprenderne il  sapore e protrarne il gusto. Infine la gioia. Della gioia è ben più complesso parlare. La gioia è un’emozione condivisa , che nasce proprio nella condivisione. Non se ne intuisce il sapore, né lo si può alterare. Fluisce da una fonte profonda , dal nucleo intimo, nell’incantesimo magico dell’intimità con l’altro, , che non è solo amore sessuale, ma profondo riconoscimento reciproco, assoluto dialogo nel silenzio o incontro nelle parole. La gioia è l’arcobaleno che ti sorprende dopo un temporale misto di sole ed esplode dentro in zampilli festosi e mai terrificanti. In conclusione, il piacere è facilmente accessibile e si accontenta di oggetti per accendersi. Talvolta illude e sempre ha senso in sé, senza possibilità di trascendere, di andare oltre. La felicità, dal canto suo, è l’occhiale azzurro limpido con il quale si sta nella realtà, nelle cose che si fanno, nelle emozioni che si vivono. Non ha bisogno di un oggetto per manifestarsi, bensì di consapevolezza di essere pienamente in sé e di poter potrarla, custodirla e portarla con sé quasi come un amuleto contro la paura. La gioia, infine, è , oserei dire, un’esperienza mistica, evanescente come la rugiada sui fiori del mattino. E’ inconsistente, forse, ma indimenticabile nel momento in cui ci si lascia andare alla sua musica. E tu sei più orientato al piacere, alla gioia o alla felicità? Fammi conoscere i tuoi pensieri in merito! Daniela Troiani    
Che cos’è l’empatia?

Che cos’è l’empatia?

Nelle relazioni con gli altri un atteggiamento empatico è molto importante, soprattutto verso coloro che ci palesano delle difficoltà o delle sofferenze, ma concretamente l’empatia che cos’è? Brenè Brown, docente e ricercatrice dell’ Università di Houston, lo ha spiegato in modo semplice ed efficace in un bellissimo video, facendo comprendere bene anche la differenza tra l’empatia, che è “una scelta che ti mette in contatto con le altre persone” e la compassione (nel senso comune del temine, quando si intende ‘aver pena di’), che invece “guida le disconnessioni”. Inoltre ci aiuta a capire anche un’altra cosa: possiamo essere empatici solo se abbiamo la capacità e il coraggio di guardarci dentro e scovare i nostri lati più fragili. Ora regalati due minuti e rifletti su come puoi realmente stare vicino a chi ti sta aprendo il cuore. Buona visione! Cosa ti colpisce del video? Dopo averlo visto, ti senti più empatico o più compassionevole? Cosa puoi fare per migliorare il tuo comportamento? Aspetto di leggere i tuoi commenti! Antonio.      
Intervista al fondatore dell’associazione Aleph Pnl Umanistica Integrata: Mauro Scardovelli

Intervista al fondatore dell’associazione Aleph Pnl Umanistica Integrata: Mauro Scardovelli

Ciao, oggi  ti propongo un’altra intervista a un uomo che è per me un maestro e da cui traggo ispirazione sia per la mia vita che per la mia professione:  Mauro Scardovelli. E’ una personalità poliedrica, ha una formazione ricca e la sua attività è improntata alla condivisione di un certo tipo di sapere – quello che scuote e risveglia le consapevolezze – con tutti. Egli stesso definisce il suo blog come “un enorme magazzino (circa 600 pagine+ 800 video YouTube) in cui, quasi quotidianamente, inseriamo nuove pagine, riflessioni, contenuti”. E’ anche il fondatore di ALEPH, un’associazione senza scopo di lucro che promuove lo studio e la diffusione di modelli di comunicazione efficace, intrapsichica e interpersonale. Scopo dell’associazione è la ricerca e la diffusione di una nuova cultura e di una pratica educativa e terapeutica in grado di favorire il benessere psico-fisico delle persone, ponendo fine alla violenza e alla sofferenza nevrotica o non necessaria. In altre parole, la mission di Aleph è promuovere una cultura della pace, partendo dalla trasformazione del proprio mondo interno. Ascolta attentamente le parole di Mauro in questa intervista, gli spunti di riflessione che lancia sono tanti…sarei felice se condividessi con me cosa ti colpisce e i tuoi pensieri a riguardo. Buon ascolto! Quali sono i concetti che condividi? Cosa trovi che ci sia di innovativo e di diverso nelle sue parole? Lascia il tuo commento!!!
Pianifica la vita che desideri

Pianifica la vita che desideri

Nel viaggio della vita ti fai trasportare dagli eventi senza sapere dove vai nè come muoverti oppure riesci a guidarli sapendo già quali sono le tappe, raggiungendo così tutti gli obiettivi che ti prefiggi? Tempo fa ho letto su un blog straniero, The Change Blog, un articolo molto istruttivo a questo proposito. Ho deciso di proporlo a te oggi, magari potresti trovare spunto per dare una direzione a quegli aspetti della vita che a volte ci sembrano incontrollabili. Ecco l’articolo, buona lettura!   Pianifica la vita che desideri di Gary Stokes “E’ l’impegno continuo — non la forza o l’ intelligenza— la chiave che sblocca il nostro potenziale.” – Winston Churchill –  Non sono mai stato così convinto del tipo di vita che volessi vivere e non ho mai avuto così successo nell’ottenere ciò che voglio come accade in questo momento della mia esistenza. Ora sono consapevole che la vecchia e semplice pianificazione regolare della mia vita mi permette di ottenere ciò che voglio molto più di qualsiasi altra cosa. In passato probabilmente non potevo comprendere quello che volevo. Per esempio dopo 17 anni del il mio primo matrimonio, quando avevo già tre figli adolescenti, mi sentivo depresso, confuso e alla deriva, senza né una visione né delle strategie per la mia esistenza. Ricordo che verso la fine del matrimonio cercavo di inquadrare le cose nella giusta prospettiva, allibito dal fatto che somigliassimo tutti ai personaggi di una dramma da manicomio. Poi ho capito: noi non avevamo un piano regolare per le nostre vite.   HO IMPARATO LA PIANIFICAZIONE REGOLARE Quando un paio di anni più tardi cambiai lavoro, il mio nuovo capo mi disse che tutti i suoi dipendenti erano tenuti a sviluppare quelli che egli chiamava “scopi e obiettivi”. Ero a conoscenza dell’esistenza del lavoro per traguardi, ma non mi era mai stato chiesto da un datore di lavoro di annotare i miei obiettivi lavorativi e i miei propositi per poi accordarmi su questi con lui ogni trimestre. La nostra pianificazione scritta – che noi chiamavamo g’s e o’s (sigle per l’inglese goals and objectives– ndt) era composta solamente di una o due pagine, ma tutti sapevamo esattamente cosa ci si aspettava da noi. Mi piaceva la premura che veniva riservata a questo processo e mi piaceva anche l’attenzione personale che mi veniva data. Ogni trimestre il mio capo si sedeva con me e discutevamo del mio lavoro nel dettaglio, cosa che non avevo mai sperimentato prima. Il nostro ufficio era un ambiente di lavoro altamente concentrato e produttivo.   COME CAPO DI ME STESSO HO AGGIUNTO LO SVILUPPO PERSONALE ALLA PIANIFICAZIONE LAVORATIVA Nel mio successivo lavoro di amministratore delegato, ero il responsabile di una piccola azienda con 35 dipendenti. In questo nuovo ambiente lavorativo ho utilizzato la tecnica della pianificazione regolare con ogni singolo dipendente. I miei impiegati la trovarono difficile e terribile, non erano esperti in questo tipo di pianificazione e si sentivano intimiditi dalla responsabilità di rendere conto del proprio operato durante questo processo. Tant’è che molti di loro lasciarono la ditta nei mesi successivi. Ho unito ciò che chiamo Sviluppo Personale alle solite categorie legate al lavoro, in modo che ogni impiegato fissasse degli obiettivi personali per il trimestre con l’aiuto di un supervisore. Questi obiettivi personali potevano comprendere una maggiore istruzione, la salute, i rapporti con i colleghi, lo sviluppo di competenze per le promozioni o anche questioni personali che riguardavano il matrimonio e la famiglia. Con la crescita e lo sviluppo intenzionale di tutti i nostri collaboratori, ci siamo evoluti con una forza innovativa. Siamo diventati dei leader riconosciuti nel nostro settore e, infine, abbiamo insegnato i nostri processi organizzativi a migliaia di imprenditori in tutto il mondo. La chiave del nostro successo non è qualcosa di mistico, si è semplicemente liberato il potenziale di ogni singolo impiegato attraverso un processo di pianificazione altamente regolare che implica questi passaggi:   √  IDENTIFICARE I RISULTATI CHE SI VOGLIONO OTTENERE NELLA VITA. Ho estratto dai miei file i prospetti trimestrali di 18 anni fa per vedere su quali priorità il mio piano era focalizzato allora. Ho visto che la sezione dello Sviluppo Personale dei miei progetti trimestrali era concentrata sulla costruzione di un rapporto più stretto con i miei figli, che nel frattempo erano cresciuti e vivevano in altri stati con i loro bambini. Ecco parte di un mio piano trimestrale di 18 anni fa: -Trimestre: Ottobre, Novembre, Dicembre 1995- PIANO DI AZIONE   Sviluppo Personale RISULTATO   I miei figli sanno che li amo e sperimentano il mio interesse, il mio impegno e il mio supporto. STRATEGIE   1.Chiamare spesso, far loro visita  periodicamente e invitarli a casa mia diverse volte all’anno.     2. Fare regali e prestiti per soddisfare le esigenze finanziare. MISURE   Chiamare ogni figlio tre volte     Invito per il giorno del Ringraziamento     Prestito a Randy     Fondi supplementari a Amy per il cambio di lavoro PERIODO   Mensilmente       25 Ottobre       1 Novembre       Quando richiesto     Questo tipo di pianificazione mi ha aiutato a rimanere concentrato su una priorità assoluta per la mia vita: imparare ad amare e a dimostrare questo amore ai miei figli. Ho conservato questo obiettivo nelle mie pianificazioni trimestrali per anni, perché convincere i miei figli che li amavo si è rivelato essere più difficile di quanto avessi immaginato. Avevo bisogno della prova reale che sarei riuscito a superare la loro cautela e le loro riserve nel nostro rapporto. Il mio piano regolare si è concluso mantenendo questa priorità assoluta per la mia crescita. Alla fine non ho dovuto lavorare duro per essere amorevole e ora questo avviene in maniera assolutamente naturale. Negli ultimi 2 anni è affiorato un nuovo obiettivo: sentire  cosa vuole emergere nella mia vita. Ecco una parte del mio attuale piano trimestrale: -Trimestre: Ottobre, Novembre, Dicembre 2013- PIANO DI AZIONE   Sviluppo Personale RISULTATO   Mantengo il mio equilibrio restando presente, connesso, grato, creativo e gioioso, indipendentemente da ciò che accade STRATEGIE   Rappresentare il sistema dell’equilibrio nel dettaglio   Condividere le mie conoscenze attraverso i miei libri, i miei blog,i blog altrui e le pubblicazioni MISURE   Pubblicazione di THE POISED LIFE     10 post su thepoisedlife.com     3 post su altri blog di sviluppo personale     1 articolo presentato al NY Times QUANDO   Maggio 2014       31 Dicembre       31 Dicembre         30 Novembre       Mi sono sentito teso nel  rendermi conto della mia autocommiserazione e del mio vittimismo. Il mio più grande desiderio è di rimanere calmo, equilibrato e in uno stato costante di serenità. Pianifico costantemente per ottenere ciò che voglio di più: un equilibrio perenne che mi consenta di vivere una vita fatta di vibrazioni gioiose ma anche di vantaggi pratici.   √ IDENTIFICARE LE STRATEGIE CHE TI PORTANO VERSO I RISULTATI DESIDERATI Una volta individuati i risultati che vogliamo ottenere immediatamente nella nostra vita, abbiamo bisogno di strategie per raggiungerli. Le strategie sono il nostro approccio per ottenere ciò che vogliamo. Nel mio attuale piano voglio raggiungere la padronanza dell’equilibrio, quello stato di coscienza che mi permetta di avere accesso al mio amore e ai miei pieni poteri. Le due strategie nel mio piano inquadrano la mia vita sull’espansione della mia consapevolezza in modi ben ponderati. Per prima cosa, sto esaminando le questioni relative all’equilibrio ai livelli più profondi che posso. In secondo luogo, fisso ciò che imparo nei miei scritti e li condivido con gli altri. Queste strategie ora assorbono la mia intera vita lavorativa e mi permettono di mantenere questo equilibrio nella mia quotidianità. Spesso abbiamo bisogno di cambiare le nostre strategie, ma queste due io le mantengo perché stanno funzionando per me ora.   √ COSTRUIRE LA RESPONSABILITA’ DELLA CRESCITA CON SPECIFICI INDICATORI DI PROGRESSO. Una pianificazione cosciente deve includere la responsabilità della riuscita. Per costruire questa responsabilità nei nostri piani abbiamo bisogno di individuare degli indicatori specifici che misureranno se le nostre strategie stanno funzionando. Io sono attento nel fissare questi indicatori. Mi piace avere successo e quando vedo alla fine di ogni trimestre che ho realizzato tutto quello per cui mi sono impegnato, so che ho dato il meglio e mi sento in pace con me stesso.   √ CHIEDERE E RICEVERE. Ho visto che sì, è vero: chiedi e ti sarà dato… se sei in un certo stato di consapevolezza! Ma per sapere cosa chiedere occorre una certa pianificazione. Dopodiché, armati di un piano preciso, possiamo essere certi che riceveremo ciò che più desideriamo. Link all’articolo originale: http://www.thechangeblog.com/planning-life-want/ E tu pianifichi regolarmente? Quando hai pianificato qualcosa di importante, hai notato la differenza di motivazione e impegno? Facci sapere, commentando qui sotto. Inoltre, condividi l’articolo, facendolo conoscere anche ai tuoi amici, utilizzando i pulsanti che trovi qui sotto. Ti auguro una serena giornata e … un’ottima pianificazione dei tuoi desideri!! Antonio.