Episodio 187 – A cuore aperto⁠. Assunta Corbo intervista Antonio Quaglietta⁠

Episodio 187 – A cuore aperto⁠. Assunta Corbo intervista Antonio Quaglietta⁠

In questo video, attraverso l’intervista guidata da Assunta Corbo, amica, giornalista, autrice, ho toccato alcuni punti essenziali della mia vita. Ci sono esperienze che ci segnano, passaggi obbligati da attraversare, emozioni da vivere, sofferenze da elaborare. In questo video ho raccontato alcuni episodi, cercando di trasmettere l’insegnamento concreto che si può trarre dalla vita vissuta. Il lavoro su noi stessi non finisce mai; la personale conoscenza interiore può sempre essere approfondita; la crescita e le scoperte possono essere fonte di arricchimento per ognuno. Per questo ringrazio la mia amica Assunta Corbo per avermi guidato nel ripercorrere ricordi e scelte, per aver in modo leggero e allo stesso tempo delicato scavato nel mio passato e nel mio mondo privato, facendo emergere ancora una volta i miei valori e il mio impegno a portarli nel mondo. Riporto la risposta, per sottolinearne l’importanza per me, all’ultima domanda che mi ha fatto a conclusione dell’intervista: “Qual è stata la più grande lezione della vita?” La vita fin qui mi ha insegnato che senza relazioni e condivisione puoi avere tutto, ma sei destinato alla tristezza e alla rabbia. La relazione è lo spazio della vita, è quello spazio vitale in cui può avvenire la crescita. Quindi, relazioniamoci!
Episodio 186 – Ricominciare da capo: come si fa?

Episodio 186 – Ricominciare da capo: come si fa?

Il nucleo principale del ricominciare è iniziare a vedere, comprendere ed incarnare il fatto che ricominciare è l’essenza della vita; è una possibilità che abbiamo momento dopo momento quella di ricominciare. Ma queste infinite possibilità accadono se ci ancoriamo al presente. La vita è un continuo ricominciare. Poi c’è l’attività della mente che ci fa sembrare che è difficile e ci mette difronte degli ostacoli. Quali sono? Cosa ci ostacola nel ricominciare? 1) Il passato: l’ingombro che il passato ha nella nostra mente può impedirci di ricominciare, poiché la mente non vive il presente. Noi spesso vogliamo cancellare il nostro passato, ma elaborare il passato è prendere ciò che possiamo prendere dall’esperienza e poi chiudere il cerchio. Come si fa ad elaborare? Occorre guardare i dati di realtà e distinguerli da emozioni e sensazioni che proviamo. 2) Confusione: spesso tendiamo a confondere emozioni, fatti e giudizi; ma i cambiamenti li realizziamo quando sono chiare le nostre idee su cosa vogliamo raggiungere. Quindi occorre prestare attenzione al linguaggio astratto che utilizziamo. 3) Convinzioni: cosa che ci blocca? A tutti i livelli, sia consapevolmente, sia inconsapevolmente, abbiamo delle convinzioni che possono bloccarci nel cambiamento, nel ricominciare. Fare un lavoro sulle convinzioni è fondamentale per vedere cosa concretamente ci blocca. Quali sono invece le risorse che abbiamo a disposizione per poter ricominciare? Cosa possiamo fare? 1) Elabora il passato: non sei la storia che ti racconti: occorre prendere il buono dal passato, comprendere gli errori e vedere quali sono le aree di miglioramento. Utilizzare il passato in modo costruttivo ed evolutivo. 2) Scrivi il futuro: l’atto dello scrivere ci consente di fare ordine e chiarezza su ciò che vogliamo cambiare e su come possiamo ricominciare. 3) Visualizza il futuro: spesso pensiamo al futuro, ma non siamo in grado di visualizzare ciò che vogliamo. 4) Accetta il presente: spesso noi viviamo il cambiamento con la spinta del rifiuto di ciò che abbiamo. Invece è necessario partire dall’accoglienza proprio di ciò che abbiamo già. 5) Controlla i valori: cosa è importante per te nella vita? Quali sono i valori che ti guidano nelle tue scelte? 6) Condividi: i migliori cambiamenti avvengono anche nella condivisione. Vuoi ricominciare? Torna nel presente!
Episodio 184 – 4 inganni della mente

Episodio 184 – 4 inganni della mente

Noi esseri umani costruiamo da soli le nostre trappole mentali. Siamo dotati di capacità di apprendimento e questa capacità ci porta a generalizzare, utilizzando il principio di economia, ovvero ‘minima spesa, massima resa’. In base a questo, siamo portati a replicare comportamenti che si sono dimostrati efficaci in passato, convinti che funzioneranno anche per la situazione presente. E spesso lo facciamo ignorando i dati di realtà, che magari ci dicono altro sull’efficacia del nostro comportamento e ci accaniamo producendo risultati disfunzionali. Ci sono in particolare 4 inganni della mente, che ci lasciano ingabbiati: * Pensare positivo: pensare positivo in maniera ingenua, cioè convincersi che basta pensare che una cosa vada bene che così sarà certamente; è quell’illusione, secondo cui basta pensare in un certo modo per vedere realizzato il nostro pensiero; è l’idea che non serve sforzo per avere dei risultati. È l’ottimismo a tutti i costi, la convinzione che l’uomo possa influenzare positivamente il proprio destino con l’ottimismo PERO’ l’ottimismo non è FIDUCIA, non è SPERANZA. Qual è il rischio di questa trappola? E’ la depressione se le cose non vanno bene; produce aspettativa, però tralasciando l’impegno e lo sforzo. **Agire in base al sentire: agire in base alle proprie sensazioni; lasciamo alla sensazione il ruolo di fonte certa della verità: si traduce in azioni impulsive e avventate SOLO in base alle emozioni; la parte razionale viene messa da parte e andiamo a caccia di tutto ciò che confermi il nostro sentire. *** Razionalizzare: pensare pensare pensare: siamo convinti che ragionare all’infinito sulle cose sia l’unico modo per risolvere i problemi; siamo certi che il ragionamento sia l’UNICA maniera di risolvere i problemi. In questo modo escludiamo la nostra vita emotiva e congeliamo le nostre emozioni. E’ impossibile però poter spiegare ogni cosa, in particolare i sentimenti. **** Conoscere per capire: crediamo di mantenere il controllo su ogni cosa se conosciamo più cose possibili, se capiamo ogni cosa, se scendiamo nei minimi dettagli; ci astraiamo dall’esperienza, perchè restiamo su un livello di conoscenza teorica, pensando che questo basti a vivere l’esperienza. Questo produce in noi una buona dose di sofferenza. Per poter uscire da queste gabbie della mente è necessario equilibrio e flessibilità. In quale di questi inganni ti vedi maggiormente?
Episodio 183 – Come sviluppare la libertà interiore? (seconda parte)

Episodio 183 – Come sviluppare la libertà interiore? (seconda parte)

La libertà è un tema molto ampio. È qualcosa di cui è necessario fare esperienza, per poter essere compresa. È uno stato mentale, oltre che fisico. Parliamo, in questo video, con Fabrizio Giuliani, maestro di meditazione, di libertà intesa come liberazione, così come se ne parla nel buddismo: si tratta di libertà interiore, di coltivare le nostre qualità, di affinare il nostro potere di osservazione, la nostra fiducia, la dedizione, la pazienza e tutte quelle qualità mentali che portano alla liberazione, senza dover necessariamente applicare delle etichette. Coltivare queste nostre qualità rende la mente meno rigida, più malleabile e più presente. Ma cosa è la libertà interiore? Avere libertà interiore vuol dire essere a proprio agio in qualsiasi situazione. È una qualità che va allenata e questo può essere possibile anche attraverso la pratica di meditazione. La pratica può aiutare ad affinare l’osservazione della mente e a disidentificarci da essa e dai pensieri. Molta della nostra sofferenza, infatti, è dovuta proprio al fatto che coltiviamo ed alimentiamo stati negativi. È la nostra identificazione con i pensieri che ci fa restare attaccati all’ego. Se ci fermiamo ad osservare, però, vediamo che non abbiamo controllo e quindi i pensieri non sono nostri. Non sono frutto del causa ed effetto. Non c’è niente di personale. Noi, però, ci spaventiamo difronte a questo e siamo talmente identificati che ci chiediamo: chi sono senza i miei pensieri? Praticare vuol dire togliere energia a questi pensieri, che al 90% sono negativi, ripetitivi e automatici. Osservandoli possiamo vederli per quello che sono (solo pensieri e non la realtà) e decidere cosa vogliamo coltivare, quali energie vogliamo portare a noi stessi e al mondo e in che modo vogliamo e possiamo farlo. Si parte dall’osservazione, dall’auto-osservazione. E ci si allena per accrescere il tempo e lo spazio da dedicare ad attraversare ciò che emerge per arrivare alla conoscenza di noi stessi, con coraggio, per iniziare, e con pazienza, per perseverare. E tu, quali stati vuoi coltivare?
Episodio 183 – Come sviluppare la libertà interiore? (seconda parte)

Episodio 182 – Come sviluppare la libertà interiore? (prima parte)

La libertà è un tema molto ampio. È qualcosa di cui è necessario fare esperienza, per poter essere compresa. È uno stato mentale, oltre che fisico. Parliamo, in questo video, con Fabrizio Giuliani, maestro di meditazione, di libertà intesa come liberazione, così come se ne parla nel buddismo: si tratta di libertà interiore, di coltivare le nostre qualità, di affinare il nostro potere di osservazione, la nostra fiducia, la dedizione, la pazienza e tutte quelle qualità mentali che portano alla liberazione, senza dover necessariamente applicare delle etichette. Coltivare queste nostre qualità rende la mente meno rigida, più malleabile e più presente. Ma cosa è la libertà interiore? Avere libertà interiore vuol dire essere a proprio agio in qualsiasi situazione. È una qualità che va allenata e questo può essere possibile anche attraverso la pratica di meditazione. La pratica può aiutare ad affinare l’osservazione della mente e a disidentificarci da essa e dai pensieri. Molta della nostra sofferenza, infatti, è dovuta proprio al fatto che coltiviamo ed alimentiamo stati negativi. È la nostra identificazione con i pensieri che ci fa restare attaccati all’ego. Se ci fermiamo ad osservare, però, vediamo che non abbiamo controllo e quindi i pensieri non sono nostri. Non sono frutto del causa ed effetto. Non c’è niente di personale. Noi, però, ci spaventiamo difronte a questo e siamo talmente identificati che ci chiediamo: chi sono senza i miei pensieri? Praticare vuol dire togliere energia a questi pensieri, che al 90% sono negativi, ripetitivi e automatici. Osservandoli possiamo vederli per quello che sono (solo pensieri e non la realtà) e decidere cosa vogliamo coltivare, quali energie vogliamo portare a noi stessi e al mondo e in che modo vogliamo e possiamo farlo. Si parte dall’osservazione, dall’auto-osservazione. E ci si allena per accrescere il tempo e lo spazio da dedicare ad attraversare ciò che emerge per arrivare alla conoscenza di noi stessi, con coraggio, per iniziare, e con pazienza, per perseverare. E tu, quali stati vuoi coltivare?  
Episodio 181 – Come riconoscere i desideri dell’ego

Episodio 181 – Come riconoscere i desideri dell’ego

I desideri dell’ego sono tre: *aspettative: le aspettative sono idee su come la vita dovrebbe essere. Sono delle pretese. L’ego vive di proiezioni, non vive nel presente, ma vive di immagini mentali. Noi siamo pieni di aspettative. La cultura ci fornisce tutta una serie di immagini della nostra vita, impostate e predefinite, che ci aspettiamo (e pretendiamo) si realizzino esattamente come vogliamo noi. L’ego imposta, in questo modo, le delusioni perché basa la vita sulle illusioni. Le aspettative sono delle ambizioni, qualcosa che erroneamente crediamo dovrebbe e debba esserci garantito nel corso della vita. Questo ci procura sofferenza inutile, che nasce proprio dal conflitto, dallo scontro delle pretese egioche con la realtà. L’ ego non conosce la legge principale della vita, quella del causa-effetto e combatte con la realtà a causa di questo. *Ambizione alla felicità: paradosso: il desiderio di felicità origina rabbia e sofferenza perché il nostro ego ci fa mettere le sue regole alla felicità, i suoi vincoli…sarò felice se, solo quando…tutte le condizioni che mettiamo alla felicità la rendono impossibile. Inoltre noi vediamo la felicità come evitamento del dolore e quindi diventa impossibile da realizzare, perché è impossibile eliminare il dolore. L’ego prende la realtà, la divide in due, e vuole, senza sforzo, raggiungere la felicità, l’amore, eliminando la sofferenza. L’ego si aspetta la felicità all’esterno. Scarica la responsabilità sull’altro se non raggiunge questa felicità. Possiamo aspirare, ambire alla felicità, staccandoci però dall’IDEA della felicità che ci siamo creati. *Autostima: è un giudizio su noi stessi, una costante valutazione su noi stessi, che facciamo dipendere dalla considerazione che gli altri ci danno. L’ego vive per essere applaudito, osannato dall’altro, vive di riflesso al riconoscimento che ottiene e se questo gli viene a mancare si sente fallito. Il fallimento rappresenta per l’ego una esperienza drammatica, perché mina l’immagine ideale di noi stessi che abbiamo creato, dando origine alla nostra maschera, alla quale l’ego è molto attaccato. In che modo possiamo illuminare il nostro ego? Possiamo farlo praticando la flessibilità (riconoscendo le nostre rigidità), il non attaccamento (capacità a lasciar andare), l’accettazione e l’apertura (la capacità ad accogliere la vita per come è, non per come immaginiamo che debba essere), il vivere nel presente. Chiediamoci: vogliamo continuare a vivere sotto il dominio del nostro ego oppure vogliamo iniziare a vederlo?