Dai senso all’esperienza: dall’impotenza alla forza.

Dai senso all’esperienza: dall’impotenza alla forza.

“L’esperienza non è ciò che accade a un uomo. E’ ciò che un uomo fa di ciò che gli accade.” Impariamo a sfruttare bene l’esperienza per crescere davvero. Quante volte di fronte a esperienze difficili, dure, dolorose tendiamo solo a indurirci e a leggerle come un’ingiustizia? Tutti ci poniamo domande di fronte a esperienze significative ma… siamo sicuri che siano le domande giuste? La prima domanda che appare nella nostra mente è quasi sempre “Perché è successo a me?”. A questa domanda non c’è risposta e quindi continuiamo ad avvitarci su noi stessi in una spirale infinita fatta di senso di ingiustizia – rabbia – richiesta di spiegazioni – confusione – impotenza – senso di ingiustizia – rabbia – nuove spiegazioni – Proprio in questi momenti dovremmo ricordare che il problema non è mai nelle risposte che ci diamo… ma  nelle domande che non ci poniamo!   “Perchè è successo a me?”, come la maggior parte dei “perchè” è una domanda che possiamo definire stupida quanto inutile per almeno due motivi: Le cose accadono in ogni istante a tutti e a te come a tanti altri. Quando capita a te lo noti ma mentre capita a te, prima che capiti a te e dopo che è capitato a te… tanti altri hanno fatto, stanno facendo e faranno questa esperienza. Un perchè non ha mai una risposta univoca e conclusiva ma produce sempre nuove possibilità di risposta senza che nessuna ci soddisfi. Prova a chiederti “perchè reagisco così in queste situazioni?”… vedrai che le risposte si susseguiranno senza che nessuna ti sembri mai quella giusta e definitiva. “Forse perchè sono ingenuo…” questa ti sembrerà una risposta ma subito dopo ti dirai “Ok ma forse è anche perchè gli altri mi provocano…”e poi “Sì ma perchè mi provocano?”… “Forse perchè io appaio come uno che….”. Tutto questo in un cerchio senza fine. Le domande stupide sono quelle domande che spesso iniziano con un perchè e che non hanno né un fine né una fine ma si avvitano su se stesse. L’idea che per risolvere un problema devi trovarne l’origine, idea di derivazione psicoanalitca freudiana, è un’idea che ci fa sprecare tempo, energia e vita in una ricerca spesso vana e dolorosa. Cambiamo le domande che ci poniamo e vediamo cosa accade. Vediamo insieme delle domande potenti e utili che possono davvero fare la differenza e rendere qualsiasi esperienza una fonte di apprendimento, crescita e forza. Tre domande utili e potenti per dare senso all’esperienza: Impara a cambiare punto di vista. ognuno di noi tende a leggere gli avvenimenti, le persone, le relazioni, il mondo da un punto di vista che solitamente è stabile e pone l’attenzione su quegli elementi che ci confermano la nostra idea di fondo. Esempio: se tendo a vedere gli altri come una minaccia, troverò in ogni situazione gli elementi che mi confermeranno i secondi fini di chi mi sta intorno. La domanda utile in questo caso è: “Se non fosse come io la vedo…In quale altro modo posso leggere questa esperienza?” Prendi una lezione specifica su di te da ogni esperienza. Mentre cerchiamo il perchè ci perdiamo una possibilità unica di apprendimento. Ogni esperienza porta con sè almeno un apprendimento fondamentale per la mia crescita ma se io mi distraggo lo perdo. Dedica un po’ di tempo concentrandoti solo su di te e sul tesoro nascosto nel labirinto di questa esperienza. Evita di pensare agli altri coinvolti, ai loro pensieri, ai loro comportamenti, alle cause… trova la cosa più importante, la lezione utile e positiva per te. La domanda utile in questo caso è: “In questa esperienza c’è certamente un apprendimento utile e prezioso per me… qual’è? Cosa posso apprendere di importante per me da questa specifica esperienza?” Assicurati di aver appreso Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. E’ fondamentale essere certi di non vivere un’esperienza simile, che può capitarci nel futuro, nello stesso idenditco modo. Solitamente quando un’esperienza è dolorosa tendiamo a commettere due grandi errori di apprendimento e crescita:Giuriamo a noi stessi di evitare situazioni simili; es. se è finita una storia di amore ci diciamo cose come “Basta non voglio più innamorarmi!”, “Ho capito che non posso fidarmi più di nessuno”, “l’amore non esiste”. La chiusura non è mai apprendimento utile. E’ una difesa momentanea dal dolore che se presa sul serio diventa una barriera pericolosa alla vita e al benessere. Evita di evitare! Guardiamo più agli altri che a noi; “ho capito che ci sono persone cattive”, “Lui non ha capito che…”, “Lei avrebbe potuto…”. Come già detto focalizzare l’attenzione sul nostro apprendimento è la vera risorsa. La domanda utile in questo caso è: “Come mi comporterò precisamente la prossima volta che mi troverò in una situazione simile per difendere il mio benessere?”   Da ogni esperienza possiamo ricavare forza, crescita e benessere o debolezza, rabbia e chiusura… impariamo a scegliere il meglio per noi. Prova subito queste tre domande utili e potenti, evita le trappole che ti ho mostrato e facci sapere cosa cambia lasciando un commento qui sotto. Se ti è piaciuto condividi adesso questo post. Ti auguro una splendida giornata! Antonio
Cibo ed emozioni: mangia che ti passa!

Cibo ed emozioni: mangia che ti passa!

Una mia cliente, sofferente di attacchi di ansia, mi racconta,disgustata, che sua madre, vedendola in preda ad una crisi, le ha detto: “ Mangia le fettuccine con il ragù, bella di mamma. Vedi che ti passa” “ E a  lei l’ansia le è  passata?” “Purtroppo sì” mi ha risposto  lei suo malgrado. Il cibo, essenziale per la sopravvivenza dell’individuo, è  stato, fin dall’antichità, un simbolo sacro, un pretesto nella convivialità, un premio per l’eroe che aveva superato grandi imprese. Innegabile è certo il ruolo del cibo  come mediatore comunicativo e affettivo dalla nascita fino, spesso, all’intera vita della madre. Soprattutto nelle culture mediterranee, infatti,  il cibo è lo strumento materno preferenziale per trasmettere affetto e approvazione, per tenere sotto controllo il benessere del figlio, per gratificare prole e partner. In alcuni di questi casi, il bambino trova proprio nel cibo uno strumento utile per mettere alla prova l’amore materno o  per esplicitare, attraverso il rifiuto di esso, un disagio, una sofferenza, qualche frustrazione. Così già nell’infanzia l’alimentazione perde il carattere di necessità fisiologica, per assumere progressivamente una connotazione emotiva che, estremizzata, può sfociare in disordini alimentari. Il cibo, in tali casi, può diventare croce e delizia, ovvero mezzo per compensare vuoti e  portatore di feroci sensi di colpa. Oppure, può diventare un  avversario in una sfida radicale nel non cedere alla fame. Oppure ancora, può diventare  oggetto per il controllo di una realtà troppo imprevedibile, attraverso la ricerca della purezza, della non contaminazione, della salubrità a tutti i costi. In tutti questi casi, il rapporto con il cibo perde la sua fisiologicità e va via via trasformandosi in indicatore emozionale e indice di un approccio disturbato con qualche parte della realtà. Ricordando che ogni caso è  a sé e  che ogni  individuo ha la sua specifica storia e i suoi specifici bisogni, è , comunque, possibile fornire alcuni suggerimenti  per migliorare la propria relazione con il cibo e per educarsi ed educare più efficacemente figli e alunni ad un rapporto sano e naturale con l’alimentazione. Cinque consigli pratici per migliorare la propria relazione con il cibo: Ascoltare il proprio stomaco. Fin dall’infanzia, per quanto possibile, sarebbe opportuno seguire e far seguire il richiamo naturale di fame e sazietà, consentendo una minore rigidità negli orari e nelle quantità.  Imparare a mangiare ciò che piace senza sentirsi in colpa. Questo risultato si ottiene con una progressiva educazione alla varietà dei gusti e dei sapori,sapendo godere di ciò che piace e, nello stesso tempo, ampliando la varietà dei sapori graditi. A questo scopo è  utile ricordare che gli alimenti troppo elaborati, troppo conditi e troppo trattati, inducono dipendenza e rendono incapaci di riconoscere i segnali di fame e sazietà.  Evitare di far assumere al cibo un carattere pressoché esclusivo di premio e consolazione. Ovvero, un cibo è buono e nutriente, più che ansiolitico o confortante. Perciò  i genitori dovrebbero evitare di offrire il gelato come premio , anche per ampliare la gamma di strumenti di gratificazione disponibili in età adulta. Ovvero, se il bambino è stato buono, lo si premierà con un abbraccio, con una passeggiata al parco, con la lettura di una bella storia, con l’ascolto di una bella canzone,  con un giro sulla giostra e, qualche volta con un gelato. imparare ad ascoltare i segnali di sazietà. Gli adulti sanno quando sono sazi, indipendentemente da quello e da quanto hanno mangiato. Quel segnale va ascoltato, affinché il metabolismo possa continuare a funzionare efficacemente. Comprendere la propria relazione emotiva con il cibo Spesso una relazione difficile con il cibo è il sintomo di un vuoto affettivo, di una ricerca di sicurezza, di un bisogno non altrimenti espresso. Per poter aiutare o aiutarsi, dunque, è utile individuare il malessere o il disagio che si nasconde dietro alle abbuffate, o dietro alla ricerca ossessiva di cibi puri, o dietro al rifiuto ostinato di nutrimento. Spesso, a questo scopo, è sufficiente riflettere sul fatto che il vuoto percepito, più che desolato e desolante, è uno spazio libero da poter adornare, arricchire, colorare, vivere. Se ti è piaciuto condividi adesso questo post.Alla prossima! Daniela Troiani
Dimagrire senza dieta

Dimagrire senza dieta

Questa domanda mi è stata posta da tante persone che ho seguito in coaching e da moltissimi lettori del blog . Nonostante lavori su questi aspetti da molti anni, ho approfondito negli ultimi tempi al meglio l’argomento e oggi posso dire che la risposta è sì! La cosa davvero interessante è però che non solo è possibile ma è auspicabile dimagrire senza dieta poiché i dati dicono che: – circa il 90% delle persone che seguono una dieta ipocalorica o non terminano il percorso o, se ottengono risultati a breve termine, rimettono i chili persi e tendono a prenderne anche di più. – La dieta, come regime restrittivo e ipocalorico imposto, tende a far ingrassare. Sembra strano ma è proprio così e del resto basta guardarsi intorno o attingere alla propria esperienza per vedere che è proprio così. La domanda che sorge spontanea è “Perché?” La risposta prevede diverse motivazioni: Il peso non è il frutto delle sole calorie che ingeriamo. Di conseguenza, un percorso di dimagrimento coinvolge testa, emozioni e corpo come del resto il nostro rapporto con il cibo. L’obiettivo spesso è vago o “sbagliato”. Perdere 5kg o 20kg non è ciò che vogliamo ottenere. Il vero obiettivo è raggiungere e mantenere la nostra forma migliore. Tornare in forma significa sentirsi bene, avere più energia, vedersi nel corpo che desideriamo maturando delle abitudini alimentari che ci soddisfino e ci diano piacere.  L’imposizione di regole e restrizioni crea a livello emotivo,  fisico e ormonale delle risposte che ci portano alla trasgressione smodata e al ripristino delle vecchie abitudini alimentari. Nell’affrontare questo percorso siamo soli e questo ci porta a perdere motivazione e stimoli e a credere di essere deboli e di non potercela fare   La dieta dunque, ovviamente non intesa nel suo vero significato di sane e piacevoli abitudini alimentari ma di regime ipocalorico imposto, procura almeno due grossi danni: Ci fa ingrassare   ci fa sentire deboli, incapaci e soli Il circolo vizioso che così non si spezza mai è dieta, abbuffata, nuova dieta, abbuffata… questo può durare una vita e purtroppo ci indebolisce sempre più. Se lo hai sperimentato lo sai. Le domande fondamentali da porsi sono dunque: Voglio perdere i famosi 5kg in 15 giorni con diete e prodotti che mi illudono o voglio cambiare e stare bene?   Voglio vivere una vita a rincorrere le diete del momento sperando sempre che questa risolva magicamente o voglio davvero mettermi in gioco per raggiungere il mio obiettivo in modo appagante e duraturo? Dobbiamo puntare a risolvere il problema bene e per sempre, dobbiamo mirare la vero obiettivo: il benessere! Ti auguro una splendida giornata! Antonio P.S. Citiamo una delle tante fonti:  “Coloro che tentavano di dimagrire, finivano per ingrassare.Se poi il tentativo veniva reiterato almeno una volta, le probabilità di ingrassare sono risultate doppie nei maschi, e oltre 5 volte nelle femmine.” “Si, mettersi a dieta ti fa ingrassare, ma solo un pochino”, dichiara Kirsi Pietiläinen principale autrice  dello studio. Ricerca Finlandese condotta dall’Unità di Ricerca sull’Obesità della Divisione di Medicina Interna di Helsinki.
Esistono le coincidenze?

Esistono le coincidenze?

Riprendiamo il nostro cammino di crescita personale con un nuovo spunto nato dall’esperienza quotidiana e dalla magia della vita. Esistono le coincidenze? Molto probabilmente è una domanda che anche tu ti sei qualche volta posto. Come possiamo leggere le coincidenze? Le coincidenze sono segni di qualcosa di superiore o semplici frutti del caso? Ovviamente ognuno di noi ha una propria risposta o più risposte in base al momento che attraversa quando nota delle coincidenze nella propria vita. Oggi voglio condividere con te uno di quegli accadimenti quotidiani che potrebbe tranquillamente passare inosservato se non fosse segnato come particolare da una sensazione forte che ti dice “Che strana coincidenza!” Tutto parte da una mail arrivata in un momento particolare. La mail nella sua spontaneità risuona come un meraviglioso messaggio di gratitudine. Ti incollo il testo originale della mail che mi è arrivata, da Anna Maria Palma, il 28 agosto alle 12.00: “E’ bello sapere che in un momento diverso da quello in cui produci, qualcuno sta beneficiando della tua “produzione”. Desidero farti arrivare gratitudine e da qualche parte voglio dire una gratitudine speciale perché sono una collega, ma in questi giorni di elaborazione intensa di un particolare momento della mia vita, al di là di tutto il mio bagaglio e delle mie competenze, mi ha aiutato molto e “spostato” più di una volta, rivedere e riascoltare i famosi (non so quante spedizioni hai fatto e come sono riuscita ad averli) DVD sul seminario “La voce dell’inconscio”! Se mai avessi bisogno di incoraggiamento, desidero dirti: continua a produrre! In un posto nel mondo, in un momento insospettato qualcuno che cerca un po’ di luce, riesce ad accendere il computer, trovare i tuoi dvd e….. Un saluto molto caro Anna Maria” Questo bellissimo messaggio Anna Maria lo ha mandato esattamente quando stavo lavorando intensamente sul mio nuovo progetto che partirà a breve. Il nuovo progetto è molto impegnativo e ambizioso e ci sto lavorando in modo quasi ininterrotto da giugno. Alle 13.00 di quel giorno ho guardato la posta per distrami un po’.  Era uno di quei momenti in cui sembra che ogni sforzo sia inutile; da qualche giorno sembrava tutto remare contro e nonostante l’impegno costante la situazione era statica. Quella mattina ero nella condizione in cui sembra esserci solo un bivio: o credi davvero e vai avanti su questa certezza…o molli tutto! Sono momenti di prova in cui in fondo un segno, una coincidenza possono davvero aiutarti nella scelta e cambiare il flusso degli eventi. Alle 13.00 io ho letto la mail… una coincidenza? Non aggiungo nulla nella speranza che questa esperienza possa essere per te uno spunto utile nella lettura delle coincidenze che quotidianamente ci circondano e chiedono di essere notate e interpretate. Ti saluto e ti auguro una splendida giornata lasciandoti per completezza la mia risposta ad Anna Maria “Cara Anna Maria, grazie di cuore a te per questo bellissimo messaggio di incoraggiamento! Niente è per caso, sono impegnato e immerso nella realizzazione di un nuovo progetto e ieri, in un momento di stanchezza mista a demotivazione, è arrivato il tuo bellissimo dono. Ti ringrazio e se mi autorizzi vorrei pubblicarlo sul blog o sul sito, appena posso, per dare l’esempio di un gesto che riempie chi lo compie e chi lo riceve senza impoverire nessuno. Grazie! Ti abbraccio Antonio”  
La coppia imperfetta

La coppia imperfetta

Parliamo di perfezionismo in coppia… una “malattia” molto diffusa! Una frase che amo spesso dire ai miei clienti e alle coppie che seguo in counseling è di accettare con serenità che “Siamo tutti perfetti… nella nostra perfetta umana imperfezione” Oggi ho il piacere di condividere un post sul perfezionismo, sulle sue sfumature, sui pericoli che crea per la nostra vita e soprattutto per le nostre relazioni più intime, scritto dalla mia amica e collega Daniela Troiani, persona, psicologa e counselor di grande spessore. Ho preferito lasciare il post nella forma originale, corrispondenza tra Daniela e la sua cliente, perchè possa esprimere le sfumature umane fondamentali che si sarebbero perse in una rielaborazione tecnica. Buona lettura e buona riflessione!   Dopo anni una cliente di Pavia mi scrive perché è  nuovamente esplosa la sua ansia di fallimento, accompagnata da sintomi di origine psicosomatica. Sta preparandoil matrimonio che avverrà tra un anno e mezzo. Vorrebbe che la sua futura vita coniugale fosse contraddistinta sempre da un perfetto accordo e  da una perfetta sintonia. Vorrebbe che tutto fosse favoloso. Anche all’università si presentava agli esami solo quando era certa di prendere il 30. La sua vacanza estiva, preparata alacremente e  nel dettaglio, è  stata gravemente disturbata da  stati di ansia e  pensieri ossessivi. “Ah, bé , mi dispiace dirglielo, mia cara F., ma il perfezionismo non rende felici, anzi direi che condanna all’infelicità. Non a  caso, sebbene avesse preparato una vacanza proprio come voleva, qualcosa nel suo ingranaggio è  andato storto…   E’ un assioma indiscutibile. Quando l’impegno verso un obiettivo è eccessivo, solitamente si riduce la possibilità di successo. Intendo dire “eccessivo”, non “giusto”. Quando lo scopo prefissato diviene il fulcro delle nostre aspettative , il rischio che l’imprevisto ci metta lo zampino è  elevato. D’altro canto, F., anche sposarsi pensando che andrà tutto liscio come l’olio, mi sembra più una convinzione instillata in lei dall’infanzia un po’ burrascosa, che  un intento da donna adulta, consapevole che la vita di coppia (e la vita in genere) è  costellata da alti e  bassi, da momenti migliori e  altri difficili. Combinazione sto leggendo attualmente “Una vita insieme” in cui Lea Rabin (mogliedel Presidente israeliano ucciso nel 1995) racconta  il mezzo secolo vissuto accanto a  suo marito Izaac. E’ una storia molto bella , dove viene fatto un ritratto intenso di una vita coniugale contraddistinta da moltissimo amore, rispetto, comprensione, sacrificio, fiducia, ammirazione, attrazione, ma anche difficoltà, litigi, pene,sofferenza, delusioni. Nessuna vita può essere perfetta. E’ questa sua aspirazione a  crearle l’ansia, ogniqualvolta le sorge un pensiero tipo “E  se non andassimo sempre così d’accordo?” Lei va in tilt di fronte a questo timore. Una persona più realistica penserebbe: “…Se non andremo sempre d’accordo, significa che siamo una coppia sana ed equilibrata, non in simbiosi, nella quale  tutti e  due  rriusciamo ad essere liberi e  trasparenti e  a  esprimere ciò che veramente sentiamo! In più, la vita è  talmente imprevedibile in modo straordinario, che ciò che le sembra una pecca, un problema nella coppia, invece potrebbe rivelarsi una risorsa. Ovvero, da qui al prossimo luglio, quando sposerà A., dovrà cominciare a fare l’esercizio dell’imperfezione:   Ogni giorno (come fosse una medicina) lasci incompleto un impegno, o irrisolto un problema, o sporco  un angolo del tavolo, o… E  cominci a  discutere con A. e, soprattutto, consenta ad  A. di discutere con lei. Che il suo fidanzato  sia molto comprensivo nei suoi confronti, è  molto bello… Ma è  sicura che lui sia davvero così tranquillo dentro di sé, quando lei vive le sue ansie? E’ solo una pulce nell’orecchio che le metto per stimolarla un po’ a riflettere su come l’amore possa non essere perfetto ma essere semplicemente grande amore. Lei, F., non è  perfetta. Infatti soffre di questa grande ansia che, quando raggiunge una soglia troppo elevata, si  esprime attraverso il corpo. Eppure il suo fidanzato  la ama tanto lo stesso e  vuole sposarla. Anzi, forse la ama proprio anche per questa sua parte un po’ vulnerabile. In più, me lo lasci dire, se un giorno diventasse madre, la perfezione sarebbe afosa, opprimente, per i  suoi figli, soprattutto nel caso in cui avesse una bambina, che potrebbe considerarla un modello irraggiungibile e, quindi, avere una scarsa fiducia nelle proprie possibilità di successo, amabilità, ecc. L’imperfezione, inoltre, rende più solidali e  comprensivi delle imperfezioni altrui e, dunque, facilita la socialità e  le relazioni autentiche. Ecco: le ho dato una sfilza di buoni motivi per imparare ad essere imperfetta e a fare le cose imperfettamente. E’ una grande soddisfazione poter sbagliare e  sentire che, però, continuiamo ad amare noi stessi, ad essere interi e ad essere amati dagli altri. Non immagino, F. cara, che dopo questo discorso  il suo perfezionismo si acquieti d’incanto ma sono certa che qualche semino di questa riflessione andrà sedimentandosi da qualche parte dei suoi pensieri e  fiorirà quando ce ne sarà bisogno. Buona strada e  tante meravigliose gioie  anche imperfette. Daniela Troiani P.S. Ricordi sempre che è  migliore un ‘opera di artigianato  magari un po’ grezza, di un’asettica e  impeccabile opera industriale.
Visualizzare bene per vivere meglio

Visualizzare bene per vivere meglio

Bentrovata/o in questo nuovo appuntamento con la nostra crescita personale, oggi parliamo del potere della visualizzazione mentale. Prima di parlare di come utilizzare la visualizzazione per il nostro benessere personale, scopriamola. Rispondi a ognuna delle domande seguenti: Quante stanze ci sono nella casa in cui vivi? Di che colore era la bici che avevi da piccola/o? Dove riponi, di solito, le chiavi di casa appena chiusa la porta? Qual’è il più bel paesaggio che hai visto nella tua vita? Bene, per trovare la risposta a ognuna di queste domande, hai dovuto vedere con la tua mente ciò che era richiesto, hai dovuto visualizzare la risposta. La visualizzazione mentale è infatti una delle attività principali di ogni persona ed è necessaria per gestire la maggior parte della vita quotidiana. Pensa che ogni volta che andiamo mentalmente nel passato o nel futuro stiamo visualizzando delle scene; veri e propri film che chiamiamo ricordi o previsioni. Strano eh, hai appena scoperto che ognuno di noi fa ciò che più desidera, pre-vede il futuro… ma non se ne rende consapevole!  Perchè la visualizzazione è così importante? I motivi sono molti e li esploreremo man mano, oggi concentriamoci su un punto: quanto la visualizzazione condiziona le nostre decisioni.  Pensaci un attimo, ogni volta che prendi una decisione, che si tratti di attraversare o meno la strada in quel punto, andare o no in un luogo, incontrare o meno una persona, fare o non fare quella telefonata, decidi in base a ciò che pre-vedi come esito di quell’evento.  Reagisci semplicemente, come si suol dire, al film mentale che ti sei fatto. Se visualizzi esiti positivi agisci, se visualizzi esiti negativi ti blocchi! Spesso però non siamo consapevoli delle nostre visualizzazioni, esse sono talmente veloci e numerose nella nostra mente che passano sotto la soglia della nostra consapevolezza. Se andando ad una festa ti passa in mente l’immagine dell’ultima festa in cui ti sei annoiato… sarai demotivato e non ci andrai. Il bello è che che se rivedi invece la festa in cui ti sei divertito molto… sarai motivato e ci andrai entusiasta. Ricorda le volte in cui, mentre stai tranquillo, ti passa in mente un’immagine negativa improvvisa e involontaria e ti rovina letteralmente lo stato d’animo. Solitamente li chiamiamo pensieri negativi: immagini di noi che non stiamo bene, di qualcosa di spiacevole che accade, di persone che ci trattano male o che pensano male di noi, etc. Quanto sei consapevole adesso del potere che ha sulla qualità della tua vita la visualizzazione?  Spesso, non riuscendo a governare i nostri film, ci mettiamo nel peggiore degli stati d’animo, immaginiamo il peggio e pretendiamo di prendere decisioni importanti o di agire comportamenti rilassati e spontanei… ma ci accorgiamo presto che è molto difficile. Perchè? Perchè non gestiamo le nostre visualizzazioni, le subiamo. Siamo come spettatori legati alla sedia di un cinema in cui qualcun altro proietta sullo schermo ciò che vuole, quando vuole… facendo spesso zapping confuso. Una abilità necessaria per il nostro benessere è essere i registi delle nostre visualizzazioni. Prima impariamo a padroneggiare i film che ci facciamo, prima  gestiremo i nostri stati d’animo. Bene, per oggi fermiamoci qui e iniziamo ad accrescere la nostra consapevolezza e a visualizzare in modo efficace con un esercizio semplice e utile. Esercizio di visualizzazione positiva: Fa tutto con calma eseguendo bene ogni passo prima di passare al successivo: Prenditi qualche minuto per te in silenzio e tranquillità. Ricorda una situazione in cui, negli ultimi tempi, hai provato una sensazione piacevole, una sensazione che vuoi provare spesso (gioia, divertimento, serenità, pace, benessere, etc.). Ora concentrati e visualizza con attenzione il luogo in cui eri, notando qualche piccolo particolare che ti ha colpito. Ora che hai chiaro il luogo, riprendi l’immagine delle persone che erano con te e rivedi le loro espressioni chiare e definite. Bene, adesso che hai la scena completa, rendila chiara, luminosa e con colori vividi. Ora entra nella scena e lasciala scorrere, rivivila in mente… come se stesse accadendo esattamente adesso attorno a te. Nota come sono cambiate le tue sensazioni… qual’è adesso il tuo stato d’animo? Sono certo che questo semplice esercizio ti ha dato l’idea del potere enorme che ha la visualizzazione mentale.  Impariamo, dunque, a riconoscerla, gestirla e utilizzarla a nostro vantaggio. Fammi sapere com’è andata lasciando il tuo commento. Ti auguro semplicemente il meglio! A presto   Antonio