Crescita personale: cura la relazione con te stesso

Crescita personale: cura la relazione con te stesso

Riprendiamo il nostro affascinante viaggio nel mondo della crescita personale e della conoscenza di noi stessi. Come abbiamo visto in altri post, conoscere se stessi significa curare la relazione con se stessi. Ho pensato di mettere in una forma diversa ed efficace di comunicazione, una video presentazione, tre semplici ma importanti aspetti che ognuno di noi dovrebbe curare per comunicare efficacemente con il proprio Sé, valorizzare la propria umanità, accrescere il proprio benessere. Il titolo del video è “Comunicazione efficace con se stessi” Non mi dilungo oltre e ti auguro una buona visione! Lascia il tuo commento per aiutarci a migliorare costantemente, Cresciamo condividendo!    
Crescita Personale: Come conoscere se stessi

Crescita Personale: Come conoscere se stessi

Ciao, continuiamo il nostro viaggio nel mondo della crescita personale partendo da una domanda che mi è stata spesso posta: come posso conoscere me stesso? La conoscenza di se stessi è un universo e, come sempre, non ci sono ricette confezionate e miracolose. Procediamo vedendo insieme alcune distinzioni importanti e lasciamoci poi con un esercizio pratico che può esserti molto utile. Conoscere se stessi vuol dire considerare diverse variabili importanti, oggi ne esaminiamo alcune particolarmente rilevanti. In primo luogo il nostro sé si costruisce nel tempo, impariamo dunque a muoverci agevolmente lungo la Time Line della nostra vita distinguendo accuratamente passato (chi sono stato), presente (chi sono) e futuro (chi sarò).     In questo primo post sul conoscere se stessi esploriamo il passato: Chi sono stato Il passato ci ha forgiati e la nostra storia personale costituisce un importante punto di partenza per conoscere noi stessi nel presente. Attenzione, però, è importante che il tuo passato stia dietro di te e non costantemente davanti, altrimenti coprirà la tua visuale sul futuro impedendoti di vivere bene il presente. Pensa a guidare un’auto con gli occhi fissi nello specchietto retrovisore… che succede? Mi piace dire che sulla nostra “scatola dei ricordi” dovremmo scrivere in rosso e grande “MANEGGIARE CON CURA”.   Vediamo i principali errori che si commettono con il passato: Sprofondare e rimanerci incagliati. Ogni avvenimento umano ha un inizio e una fine, ciò che è avvenuto non sta accadendo adesso ma se continuo a ripetermelo, rivederlo e riviverlo, lo rendo non solo presente ma eterno. Imparare a chiudere i propri conti col passato e a voltare pagina è una delle risorse necessarie per mantenere il nostro benessere. Usare il passato come alibi per non crescere Spesso la tentazione di trovare nel passato cause di immobilismo presente è forte e diciamo “Io sono fatto così perché ho avuto una vita difficile… Mi è stato negato tanto… i mie genitori non hanno… come potrei essere diverso se in passato…”. Assolutamente vero, nella storia di ognuno di noi ci sono delle tappe che ci hanno segnato. Sfatiamo, però, un mito: l’infanzia assolutamente felice non esiste; ognuno di noi ha avuto problemi o traumi e il passato non si può cambiare. L’esperienza non è ciò che accade ma ciò che ne facciamo di ciò che ci accade. Lasciare che il passato mi indichi chi sono e sarò Quante volte pensiamo che siccome finora ho sempre agito o reagito in un modo, quel modo di fare è il mio modo di essere. Attento, ciò che hai espresso finora è solo una minima parte del tuo potenziale. Crescita personale significa proprio individuare ciò che non ti piace del passato per cambiarlo nel presente e costruire un sé migliore nel futuro. Alcune domande utili che puoi iniziare a porti sono: Voglio che il passato giustifichi la mia sofferenza o voglio che sia un’utile possibilità di crescita? Viste le mancanze del passato, non è forse giunto il momento di prendere responsabilmente il timone della mia vita per condurla dove io voglio? Cosa m’impedisce adesso di chiudere i conti con le storie del passato che ancora mi condizionano come fossero presenti?   Torniamo alla domanda iniziale, come conoscere se stessi, e sperimentiamo un esercizio pratico che può davvero fornirci strumenti importanti per: chiudere i cerchi ancora aperti del passato, mettere ordine e lasciarci il passato alle spalle, evitare giustificazioni e atteggiamenti vittimistici, ritrovare forza ed energia nel presente.   ESERCIZIO PRATICO PER CONOSCERE ME STESSO: L’amico del mio passato   Ritrova una situazione del passato che consideri ancora aperta. Per iniziare scegli una situazione mediamente coinvolgente, né troppo pesante né poco significativa. Rintraccia il periodo della tua vita cui l’avvenimento si riferisce e metti l’anno o l’età dell’epoca accanto al tuo nome per indicare il “te nella situazione”. Esempio: se penso a un contrasto avuto con un mio amico due anni fa, il “me nella situazione” sarà “Antonio 2009” o “Antonio 36”. Vedi di cosa ha bisogno il tuo “sé in quella situazione” (es. Antonio 2009), nota cosa sta sbagliando, cosa può imparare di positivo, cosa non sta considerando di importante. Instaura un dialogo tra te di oggi (es. Antonio 2011) e il “te nella situazione” (es. Antonio 2009) prendendoti amorevole cura del tuo sé passato, dandogli consigli, spiegazioni e incoraggiamenti; infine abbraccialo e insieme trovate la giusta conclusione della situazione.   Aspetto il tuo commento e la condivisione di ciò che questa esperienza, come amico di te stesso, ti ha dato.   Cresciamo Condividendo!   Antonio 2011 augura a te 2011 una splendida giornata!
Crescita Personale: Sponsor di te stesso!

Crescita Personale: Sponsor di te stesso!

Ciao, ben trovato in questa nuova tappa del nostro viaggio nel mondo della crescita personale. Sei lo sponsor positivo di te stesso? Vediamo… Oggi desidero parlarti di un concetto fondamentale nel rapporto che ognuno di noi ha con se stesso. Come abbiamo già detto ognuno di noi si rapporta costantemente con se stesso, con gli altri e con il mondo. Il rapporto con gli altri include le nostre cerchie più prossime di persone, famiglia, parenti, amici, colleghi. La relazione con il mondo è sostanzialmente il nostro posto nella società, la nostra immagine sociale. Qui la prima domanda utile: Quanto investiamo nelle relazioni con gli altri? Quanto nel costruire e difendere l’immagine e lo status sociale? Quanto nel rapporto con noi stessi? Ognuno di noi avrà, ovviamente, una sua personale risposta ma generalizzando possiamo dire che spesso, dei tre, il rapporto più sacrificato in termini di energia, tempo e attenzione è quello con noi stessi. Bene, soffermiamoci su un aspetto particolare e fondamentale per il nostro benessere e la nostra trasformazione personale: la sponsorship. Manteniamo il termine inglese perché in italiano non ha un corrispettivo che renda perfettamente lo stesso significato. Chi è lo sponsor? Uno sponsor positivo è colui che crede nell’altro e che lo fa sentire importante mostrandogli che può fare la differenza. Il processo di sponsorship si costruisce, dunque, attraverso la comunicazione (verbale e non verbale) di messaggi specifici. Questi messaggi aiutano la costruzione del nostro sé nella relazione e sono quindi fondamentali.   I principali messaggi di sponsorship, che spesso cerchiamo dagli altri, sono: Tu esisti. Io ti vedo Tu vali Sei importante/speciale/unico Hai un contributo da dare Sei il benvenuto qui. Appartieni a questo posto Queste idee fondamentali sono spesso accompagnate da convinzioni rafforzanti: È possibile per te riuscire Hai le capacità di riuscire Meriti di riuscire e di avere successo   Ovviamente è importante ricevere questi messaggi dalle persone a noi vicine ma, come dicevo, oggi confrontiamoci sulla relazione con noi stessi;   Quanto riesci a darti messaggi di questo tipo? Quanto sai gratificare te stesso? Quanto valorizzi il tuo essere unico nel mondo?   Di seguito ti riporto una tabella riassuntiva che mostra le tre principali possibilità: Svalutazione e Squalifica (sponsorship negativa), Indifferenza (mancanza di sposnsorship) Gratifica (sponsorship positiva). Sono certo che può esserti di grande aiuto per meglio comprendere la relazione che hai con te stesso e migliorarla. Sponsorizzazione Positiva Mancanza di Sponsorizzazione Sponsorizzazione Negativa EsistiCentrato, in pace Non sei notato Bisogno disperato di attenzione Non sei nullaNon meritevole ValiSoddisfatto Non valiVuoto Sei un problemaColpa e vergogna Sei unicoCreatività Non sei niente di specialePassivo Sei peggio degli altriInadeguatezza Il tuo contributo è importanteMotivazione ed energia Non dai il tuo contributoMancanza di valore ed esclusione Togli valoreColpevolezza e fardello Sei il benvenutoA casa, lealtà Non sei parte del gruppoEssere fuori posto Non sei il benvenutoVoglia di scappare via Appartieni a questo postoImpegno Puoi essere facilmente sostituitoNon a proprio agio Non meriti di essere quiRespinto e abbandonato   Ora che li conosci, quali di questi messaggi caratterizzano maggiormente la tua relazione con te stesso? Lascia che queste distinzioni producano in te la spinta a curare e rafforzare, orientandola al benessere, la relazione con te stesso. Lascia alle spalle i messaggi di squalifica o indifferenza che altri ti hanno riservato in passato, ricordandoti che proprio oggi, in questo preciso istante, inizia il resto della vita. Lascia il tuo commento e facci sapere di te… Cresciamo Condividendo!   Splendida giornata a te! Antonio
Crescita personale e Flessibilità

Crescita personale e Flessibilità

Bentrovato in questa nuova tappa del nostro viaggio nella Crescita Personale. Oggi parliamo di cambiamento e flessibilità. Una delle caratteristiche da allenare, accrescere e potenziare costantemente per migliorare il proprio benessere e alimentare la crescita personale è la flessibilità. Cosa significa essere flessibili? Personalmente credo che la flessibilità sia facilmente misurabile notando quante possibilità vediamo e ci diamo di fronte agli eventi della vita. Chiediti adesso: In quanti modi diversi so agire in una situazione? Quante reazioni ho a disposizione di fronte agli eventi? Maggiore è il numero di risposte possibili, maggiore è la mia libertà di scelta, più sperimento flessibilità e la incremento.   Si dice che esistono tre tipi di persone: Persone schiave Sono coloro che nelle situazioni, nei problemi, nelle prove della vita vedono e si danno sempre una sola possibilità. “In questa situazione posso solo…..; l’unica scelta che ho è…..; sono costretto a…..” Persone macchina Sono coloro che ragionano in una logica binaria, nelle situazioni, nei problemi, nelle prove della vita vedono e si danno sempre solo due possibilità. “In questo caso devo decidere se sì o no; Che faccio A o B?; La vita è così o bianco o nero…” Persone libere Sono coloro che nelle situazioni, nei problemi, nelle prove della vita vedono e si danno sempre almeno tre possibilità. “In quanti altri modi posso vedere questa situazione?; Cosa di diverso da ciò che ho fatto posso ancora fare?;” Tu in che categoria vuoi stare?   Ti invito a leggere un interessantissimo articolo, della stimata collega Mariangela Tripaldi, (fondatrice e responsabile di www.Coachlavoro.com), contenente storie reali di vita lavorativa in cui la flessibilità ha prodotto risultati degni di nota:   Cambiare, migliorare e innovare il proprio lavoro e la propria attività imprenditoriale   Buona lettura e mi raccomando lascia il tuo commento con impressioni, sensazioni e valutazioni, Cresciamo Condividendo!   Splendida giornata a te!   Antonio
L’arte di ascoltare: l’ascolto attivo

L’arte di ascoltare: l’ascolto attivo

Bentrovato in questa nuova tappa del nostro viaggio nel mondo della Crescita Personale e Relazionale. Oggi parliamo dell’arte di ascoltare e di come si ascolta attivamente. Che si tratti di coppia, famiglia, amicizia, lavoro, persino di una conversazione con un estraneo la capacità di saper ascoltare aiuta noi, l’altro e la relazione a crescere e migliorare. Ti lascio all’ottimo contributo di Rosaria Foglia e Gianuario Fiore, leggi anzi ascoltali attivamente! Splendida Giornata a te! Antonio   ‘L’ascolto attivo consiste nella capacità di prestare attenzione a tutti gli aspetti della comunicazione del proprio interlocutore e consente di ricavare informazioni utili per migliorare la relazione’   L’ascolto attivo è un ATTEGGIAMENTO e una TECNICA, il cui scopo è quello di entrare in relazione profonda con l’altro permettendogli di esprimere se stesso completamente, di esplorare anche le parti di sé non consapevoli e di ampliare la propria mappa, trovare nuove risorse per cambiare.   L’ascolto attivo permette di apprendere informazioni non evidenti e segnali deboli, come potrebbero essere quelli emessi. Ci si mette in condizione di “ascolto efficace” provando a mettersi “nei panni dell’ altro”, cercando di entrare nel punto di vista del nostro interlocutore e comunque condividendo, per quello che è umanamente possibile, le sensazioni che manifesta. Attenzione: da questa modalità è escluso il giudizio, ma anche il consiglio e la tensione del “dover darsi da fare” per risolvere il problema. Lo sforzo necessario, per ascoltare attivamente, sarà di spostare l’interesse dal “perché ” l’altro dice, interpreta o vive una situazione al “come ” la dice: avendo e quindi mostrando interesse e comprensione (“sei importante, ho stima di te e ti riconosco, rispetto e condivido il tuo sentimento”).   Potrebbe succedere che chi parla, sentendosi ascoltato, tenterà di migliorare la comunicazione sia nella quantità che nella qualità a tutto vantaggio della ricchezza delle informazioni, del senso di sicurezza, della fiducia e dell’onestà. I principali elementi che caratterizzano una buona pratica di ascolto attivo, sono: sospendere i giudizi di valore , cercando di non definire a priori il proprio interlocutore o quanto egli dice in ”categorie” di senso note e codificate osservare ed ascoltare, raccogliendo tutte le informazioni necessarie sulla situazione contingente, ricordando che il silenzio aiuta a capire e che il vero ascolto è sempre nuovo, non è mai definito in anticipo in quanto rinuncia ad un sapere già acquisito mettersi nei panni dell’altro – dimostrare empatia, cercando di assumere il punto di vista del proprio interlocutore e condividendo, per quello che è umanamente possibile, le sensazioni che manifesta verificare la comprensione, sia a livello dei contenuti che della relazione, riservandosi, dunque, la possibilità di fare domande aperte per agevolare l’esposizione altrui e migliorare la propria comprensione. La capacità di saper porre domande scegliendo la tipologia più adeguata in base alla fasi del colloquio:           Le domande aperte sono da preferire nella fase iniziale del colloquio,lasciano ampia possibilità di risposta,         tendono ad ampliare e approfondire la relazione, stimolano l’esposizione di opinioni e pensieri (come, cosa vorrebbe, potrebbe, può approfondire, cosa ne pensa)?.           Le domande chiuse sono circoscritte, costringono ad una sola risposta specifica, spesso forzano una risposta, restringono e rendono più mirata la comunicazione, richiedono solo fatti oggettivi e a volte possono sembrare limitative e ostacolanti (sì o no?, va bene?, per responsabilità sua o di suo marito?). Le domande che iniziano con il perché possono essere percepite dalla persona come colpevolizzanti o accusatorie, pertanto andrebbero evitate.       ASCOLTO ATTIVO: CONSIGLI UTILI   Concentrarsi sull’interlocutore (interrompere le altre attività).   Mantenere contatto visivo (si ascolta attivamente anche con gli occhi).   Fornire cenni di attenzione (sì con il capo,uhm, postura protesa…).   Riformulare (parafrasare, doppiare) i concetti-chiave e verificare di aver colto adeguatamente la loro importanza e di averne compreso il significato, es. di PARAFRASI: SE HO CAPITO BENE, MI STAI DICENDO CHE……(ripeto i concetti espressi dall’interlocutore)? CORREGGIMI SE SBAGLIO? o MI PARE DI CAPIRE CHE?( Ripetere i concetti-chiave)               HO CAPITO BENE??? (così mi assicuro di aver compreso e do la possibilità all’altro di riascoltare ciò che ha detto e di aggiustare il tiro se vuole) Fare domande aperte (COSA?, CHI PRECISAMENTE?, IN CHE MODO?, QUANDO? DOVE?) ossia che non implichino risposte si o no. Stimolare la ricerca di soluzioni?non fornirne che è mooolto diverso!;-) Rosaria Foglia e Gianuario Fiore Se non lo hai fatto leggi il precedente post sull’ascolto attivo: allenare la mente alla comunicazione, l’ascolto attivo (prima parte)
L’arte di ascoltare: l’ascolto attivo

Allenare la mente alla comunicazione: l’ascolto attivo (prima parte)

Bentrovato in questa nuova tappa del nostro viaggio nel mondo della crescita personale, oggi parliamo di una delle abilità comunicative fondamentali che, allenando la nostra mente, possiamo decisamente migliorare: l’ascolto attivo. Pensiamoci bene, alleniamo davvero poco la mente ad accrescere le nostre capacità relazionali e comunicative.  Vi offro la prima parte di un ottimo articolo scritto da due amici Rosaria Foglia e Gianuario Fiore, ditemi cosa ne pensate. Buona lettura!     Allenando la mente scoprirai che, “Quando l’orecchio si affina diventa un occhio.” Rumi, poeta e mistico persiano del XIII secolo   L’allenamento della mente all’Ascolto Attivo ti apre la strada per raggiungere la soddisfazione e il successo nella vita privata e professionale. Nel processo di comunicazione la capacità di ascolto rappresenta una condizione essenziale per conoscere in modo più approfondito i diversi soggetti sociali con i quali si comunica, per entrare in contatto con le loro specifiche esigenze. La possibilità di capire e di farsi capire aumenta se si attivano processi comunicativi bidirezionali all’interno dei quali gli obiettivi, le percezioni e gli intersessi dei diversi interlocutori possano ricevere tutti ascolto e riconoscimento. Nel processo di comunicazione su un rischio la capacità di ascolto rappresenta una condizione essenziale per conoscere in modo più approfondito i diversi soggetti sociali con i quali si comunica, per entrare in contatto con le loro specifiche esigenze. Generalmente, quando pensiamo al concetto di comunicazione ci riferiamo molto spesso all’attività del parlare, dimenticando quella dell’ascoltare che è altrettanto importante. Eh sì, LA COMUNICAZIONE E’ UNA STRADA A DUE SENSI!! Vi è mai capitato, in alcune occasioni di aver ascoltato qualcuno e dopo che lui o lei ha finito di parlare vi siete resi conto di non aver la minima idea di quanto è stato detto? In questa situazione possiamo dire piuttosto di aver udito ma non ascoltato. Possiamo distinguere quattro tipi di ascolto: ASCOLTO PASSIVO E’ un tipo di ascolto inefficace, si riscontra quando si odono parole ed esse entrano in un orecchio ed escono dall’altro. ASCOLTO SELETTIVO L’ascolto più comune, si riscontra quando si sente solo quello che si vuole sentire, ossia si filtra il messaggio.   ASCOLTO RIFLESSIVO Pone attenzione a tutto il messaggio, viene utilizzato per chiarire quanto viene detto. Lo scopo è di rinviare a chi parla quanto sta dicendo consentendogli di ottenere una nuova prospettiva su quanto ha comunicato in modo verbale o non verbale, dovrebbe aiutare a capire le idee, le frustrazioni i problemi degli altri senza esprimere giudizi. Nell’ascolto riflessivo chi ascolta è una cassa di risonanza di chi parla l’ascoltatore riflette, come uno specchio, le idee dell’interlocutore e lo aiuta ad affrontare il problema spesso più emotivo. ASCOLTO ATTIVO E’ un metodo per migliorare la capacità di ascolto; è un feedback su quello che si è appena ascoltato che il ricevente dà alla sua fonte di comunicazione. L’ascoltatore risponde a chi parla basandosi su quanto ha compreso del messaggio che gli è stato inviato. In questo caso si parla anche di riformulazione. La riformulazione è una tecnica comunicativa che consiste nel ridire ciò che l’altro ha appena detto utilizzando le stesse parole o in maniera più concisa con termini pressoché identici, non aggiungendo nulla di proprio al contenuto, evitando in tal modo l’interpretazione. Attraverso la riformulazione si può ottenere l’accordo da parte della persona e la persona ha la conferma di essere stata ascoltata. Nella comunicazione è fondamentale saper ascoltare, ovvero essere centrati l’interlocutore e sulle sue esigenze. Ma non basta, occorre qualcosa di diverso: bisogna saper ascoltare attivamente. Gianuario Fiore e Rosaria Foglia Ora passa alla pratica, alleniamo davvero la mente a nuove e varie modalità. Nei prossimi giorni: poni attenzione, nelle varie situazioni della tua giornata in cui parli con qualcuno, quale tipo di ascolto tendenzialmente adotti. Facci sapere quale o quali delle tipologie di ascolto sei solito utilizzare.  Inizia ad allenare la mente alle altre tipologie specialmente all’ascolto attivo.   Nella seconda parte dell’articolo vedremo bene come fare! Splendida giornata a te! Antonio